Rione Santa Maria | Associazione Storico-Culturale città di Pescia (PT)
Contatti Articoli Eventi Album Guestbook Forum   Lunedì, 30 Novembre 2009
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gif Gente di Duomo
La nostra gente, d’altri tempi



Articolo in dialetto (riadattato) tratto dal Ventennale del Rione


Un fò pe’ dì, ma ‘i ddomaioli son pesciatini d’un’artra razza!

C’è, è vero, il fiume che taglia in due la città, ma forse è proprio ‘sto bizzarro scherzo della natura che ha creato du’ razze quasi differenti, e mi spiego: ‘i ddomaioli, si sa, son gente abituata a vivere sul proprio uscio; sì, sappiamo anche che oltre al Vescovato, ci sono bei e antichi Palazzi come, mettiamo, quello del Flori – Sainati che ospitò il Granduca Gian Gastone de’ Medici, quello dei Forti in via della Fontana o dell’Ansaldi alla Porta Fiorentina, ecc... ma bisogna anche dire che la vita giorno giorno dei domaioli, si svolgeva tutta nella “piazzetta” con le sue botteghe: dal Caffè di Salaccone, proprio sotto all’antico campanile del Duomo e poi giù giù, il “Pane e pasta” di Remo Bellandi e di Beppino di Galileo, che aveva impiantato la pompa di benzina “Shell”: un monumento rosso e giallo con la testa a conchiglia illuminata di notte. Poi c’erano: la “privativa” di Mario Maggino, cioè di sale e tabacchi, e la “cereria” di Angelo Moncini, fratello di un canonico del Duomo, piena di articoli sacri, candele e candeline. Eppoi la botteghina di mercerie di Giannino di Smeralda e più su, sulla gran via Cavour, la calzoleria di Clodoveo Vantaggioli che nella bella stagione metteva sul marciapiedi il deschetto con lui, patriarca, a capotavola e i figli e i garzoni. Poi veniva la Tita, di salumi e formaggi, gestita in proprio da Ernesto Viti che in un magazzino appresso, lavorava gli insaccati di maiale e, prima di voltare sul ponte del Duomo, ecco la “Coina” dove andavano a fare colazione i conciai: cacio baccellone e mezzo litro di vin rosso.
C’era insomma di tutto, non le drogherie celebri e i caffè alla moda ch’erano di là del Ponte, ma quello che aveano, ai domaioli bastava. Per tale motivo, bisogna dire: “signori miei... ‘i ddomaioli, sono ‘n’artra ‘osa!”.
In primis, dal modo di parlare, garbato, con le parole che arrotolano in bocca, leccandosi poi le labbra, senza però, dire sperloqui, insomma: robba da fa’ piange ‘i tetti!zucca
Questo distinto quartiere andava dalla Gufaia al Seminario, al Carmine, fino al vecchio Fondaccio; una specie di suburra, illuminato da pubbliche lampadine piene di loia che facevano più ombra che chiaro. Anzi, un mi’ amico che abitava all’ultimo piano di un casone, proprio nel Fondaccio, quando rincasava di notte gli veniva addosso una tremarella, ma una tremarella che salendo pian piano, guardingo, quelle sue scale ripide e buie, stringeva nella mano la grossa chiave del portone dicendo a voce soda: “Stasera ragazzi un’è serata. Se ne chiappo uno, lo sfò!” E così, minacciando per darsi coraggio, saliva su su le scale finché una sera, sull’ultimo pianerottolo (il suo) gli piazzarono una zucca svuotata con tanto d’occhi e bocca ringhiosa, illuminata dall’interno da una candela accesa. Sicché quando ‘sto ragazzo svoltò per salire l’ultima rampa di scale, si trovò dinanzi quel teschio ghignante, silenzioso e beffardo; lui icché ffà? Rigira la schiena scendendo a precipizio tutte le scale fin nella strada: ma avea ‘i lluccioni lungo l’occhi e ‘l core ‘n gola!
Ragazzi i domaioli, tutto sommato, non erano marioli come a esempio i ragazzi delle Capanne: erano gente che, ‘perde ‘l cervello, ‘n lo perde!
Poteva, ad ogni modo, succedere qualche scaramuccia con quelli di là del Ponte: allora, uno de ‘i ddomo lanciava ben chiaro ‘ome una stilla quel: “sotto ragazzi!” che più che un incitamento parea un ordine, e giù sassate e parolacce più che danni. Era ti dìo un gran fraasso pe’ fa’ divertì la gente.
E i festeggiamenti del Crocifisso della Maddalena, dove li mettete? Partivano dal Domo con quel cristone! ‘Vi dìo, che d‘elli lì, ce n’è poini in giro; e la schiera dei canonici, il branco dei seminaristi e il Vescovo.
Dico, il Vescovo! Dove lo mettete? Lui, questo gran Vescovo, pur facendo il “Pastore” di tutta intera la città, era pur sempre un domaiolo: Oh, se lo ricordiamo, un omone ci pareva, dalla faccia bona, che ci benediceva quando ragazzi, s’andava a baciargli l’anello e lui, un sant’omo, ci poneva la su’ manona sur ccapo. Così questo quartiere del Duomo è sempre stato una zona “benedetta”, senza troppi inciampi: un bel posto insomma, che ora, preso così di punto in bianco, un saprei ben ridì, ma quarcuno specie de’ vecchi che tiene bene d’ogni ‘osa a mente, di sicuro (porca miseria!) lo pò ridì.
M’accorgo invece d’avere scritto e discorso quasi come la gente di là del Ponte, ma questo vuol dire che, in fondo, siamo tutti pesciatini e che Pescia pasce, chi a Pescia non nasce.


Giovanni Nocentini - 2 Maggio 2001