La Città
Cenni Storici e Moderni
La città di Pescia sorge in fondo ad una valle, a fare da cerniera
tra colline coperte di oliveti come giardini e pianure aperte a meridione verso
l’Arno e il mare.
Il fiume che l’attraversa porta lo stesso nome: ”Pescia” per
la precisione “Pescia di Pescia” per distinguerla dall’omonimo
torrente che scorre in Collodi (ovviamente la “Pescia di Collodi”!).
Il Fiume, unisce e divide la città, lasciando a destra e a sinistra due
nuclei distinti, col ponte del Duomo che da sempre la riunisce in un centro
unico. La città prese il nome dal fiume, storpiando alla latina una parola
longobarda, che appunto voleva dire fiume, ed è proprio al tempo dei
longobardi che risalgono le testimonianze più antiche di un abitato.
A sinistra del fiume le case circondano la Pieve,
ora cattedrale, che costituì il fulcro dello sviluppo urbano; sulla riva
opposta, un castello, un mercato e una corte feudale stimolarono la disposizione
delle case in lunghe file parallele al letto del fiume. Un documento rammenta
la città già nell’anno 742, la Pieve è ricordata
nell’anno 951: “Sita loco Piscia”. Un documento più
significativo del 1804 cita Pescia per un atto rogato in quell’anno: “
Prope Piscia maiore iuxta ecclesia Sante Marie in Vico qui nominatur Piscia”.
Pescia fu città nel tredicesimo secolo, inserita saldamente nell’area
di influenza di Lucca. Gravemente danneggiata nel 1281 dal potente vicino, cui
intendeva ribellarsi, si legò a Firenze nel 1339, dopo che fu chiaro
il successo dell’espansione fiorentina in Valdinievole. Firenze fu sempre
grata alla fedeltà dei pesciatini e li ricompensò favorendo in
ogni modo il loro sviluppo. Pescia deve a Leone X, Papa della famiglia dei Medici,
l’erezione della sua Pieve nel 1519 in Prepositura, rendendola finalmente
autonoma nei confronti dei Vescovi lucchesi.
Ai Medici è dovuto anche l’impulso iniziale di uno sviluppo economico
straordinario, iniziato nel corso del sedicesimo secolo e protrattosi in pratica
fino al diciannovesimo, fondato sullo sfruttamento delle risorse agricole, integrato
con l’impiego della straordinaria risorsa costituita dal fiume e dalle
sue acque; oggetto di violente contese fra la repubblica lucchese e fiorentina.
Sorsero prima setifici e cartiere, poi concerie e ferriere, insieme a mulini
e frantoi, tutti mossi dall’energia dell’acqua in caduta: un’acqua
leggera e purissima, che garantiva alle industrie la bontà del prodotto.
Le grandi strutture clericali di cui è ricca, pur avendo quasi tutte
una fondazione medievale, subirono forti rimaneggiamenti architettonici e decorativi
nel Sei-Settecento.
Nel XVII secolo infatti, la città conobbe la sua stagione artistica e politica
migliore; la comunità iniziò ad avere un assetto più cittadino;
le piccole realtà istituzionali, che fino a quel momento avevano avuto
un carattere più familiare, iniziarono per così dire, a diventare
veri e propri servizi per la società locale.
Città ricca, Pescia pretese ed ottenne nel 1699 il titolo di “Città”
da parte di Cosimo III dè Medici e 27 anni Papa Benedetto XIII le accordò
il passaggio a Diocesi.
La prosperità di Pescia “industriale” durò sino all’unità
d’Italia. Allora iniziò un lento declino, dovuto al cambiamento
dei mercati ed alla concorrenza delle industrie straniere. Pescia reagì
tornando alle sue origini agricole: le colture specializzate furono la salvezza:
prima la vite e l’olivo poi il fiore ed ora anche le piante.
I pregiati olivi di Pescia sono l’elemento che prima di ogni altra cosa
ci colpisce: il loro argento scende dalle vette dei colli ed entra fino dentro
i giardini delle case, a testimonianza dello stretto legame tra la campagna
e il nucleo urbano. Oggi agli olivi si accompagna il vivaismo, fonte primaria
della moderna economia cittadina, con serre di fiori e piante che appaiono più
in basso verso la pianura, spesso incastonate fra le case.
Tutt’oggi Pescia fonda la sua economia sui vivai di olivi, di agrumi,
di piante da appartamento e sulla produzione dei fiori recisi che esporta con
successo in tutto il mondo, non a caso nella nostra città è presente
il 2° mercato italiano, per importanza, per la commercializzazione dei fiori:
il Comicent 06.

