Rione Santa Maria | Associazione Storico-Culturale città di Pescia (PT)
Contatti Articoli Eventi Album Guestbook Forum   Lunedì, 30 Novembre 2009
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Cenni Storici e Moderni



La città di Pescia sorge in fondo ad una valle, a fare da cerniera tra colline coperte di oliveti come giardini e pianure aperte a meridione verso l’Arno e il mare.
Il fiume che l’attraversa porta lo stesso nome: ”Pescia” per la precisione “Pescia di Pescia” per distinguerla dall’omonimo torrente che scorre in Collodi (ovviamente la “Pescia di Collodi”!). Il Fiume, unisce e divide la città, lasciando a destra e a sinistra due nuclei distinti, col ponte del Duomo che da sempre la riunisce in un centro unico. La città prese il nome dal fiume, storpiando alla latina una parola longobarda, che appunto voleva dire fiume, ed è proprio al tempo dei longobardi che risalgono le testimonianze più antiche di un abitato.

A sinistra del fiume le case circondano la Pieve, ora cattedrale, che costituì il fulcro dello sviluppo urbano; sulla riva opposta, un castello, un mercato e una corte feudale stimolarono la disposizione delle case in lunghe file parallele al letto del fiume. Un documento rammenta la città già nell’anno 742, la Pieve è ricordata nell’anno 951: “Sita loco Piscia”. Un documento più significativo del 1804 cita Pescia per un atto rogato in quell’anno: “ Prope Piscia maiore iuxta ecclesia Sante Marie in Vico qui nominatur Piscia”. Pescia fu città nel tredicesimo secolo, inserita saldamente nell’area di influenza di Lucca. Gravemente danneggiata nel 1281 dal potente vicino, cui intendeva ribellarsi, si legò a Firenze nel 1339, dopo che fu chiaro il successo dell’espansione fiorentina in Valdinievole. Firenze fu sempre grata alla fedeltà dei pesciatini e li ricompensò favorendo in ogni modo il loro sviluppo. Pescia deve a Leone X, Papa della famiglia dei Medici, l’erezione della sua Pieve nel 1519 in Prepositura, rendendola finalmente autonoma nei confronti dei Vescovi lucchesi.
pescia vecchia Ai Medici è dovuto anche l’impulso iniziale di uno sviluppo economico straordinario, iniziato nel corso del sedicesimo secolo e protrattosi in pratica fino al diciannovesimo, fondato sullo sfruttamento delle risorse agricole, integrato con l’impiego della straordinaria risorsa costituita dal fiume e dalle sue acque; oggetto di violente contese fra la repubblica lucchese e fiorentina.
Sorsero prima setifici e cartiere, poi concerie e ferriere, insieme a mulini e frantoi, tutti mossi dall’energia dell’acqua in caduta: un’acqua leggera e purissima, che garantiva alle industrie la bontà del prodotto.
Le grandi strutture clericali di cui è ricca, pur avendo quasi tutte una fondazione medievale, subirono forti rimaneggiamenti architettonici e decorativi nel Sei-Settecento.

Nel XVII secolo infatti, la città conobbe la sua stagione artistica e politica migliore; la comunità iniziò ad avere un assetto più cittadino; le piccole realtà istituzionali, che fino a quel momento avevano avuto un carattere più familiare, iniziarono per così dire, a diventare veri e propri servizi per la società locale.
Città ricca, Pescia pretese ed ottenne nel 1699 il titolo di “Città” da parte di Cosimo III dè Medici e 27 anni Papa Benedetto XIII le accordò il passaggio a Diocesi.
La prosperità di Pescia “industriale” durò sino all’unità d’Italia. Allora iniziò un lento declino, dovuto al cambiamento dei mercati ed alla concorrenza delle industrie straniere. Pescia reagì tornando alle sue origini agricole: le colture specializzate furono la salvezza: prima la vite e l’olivo poi il fiore ed ora anche le piante.
I pregiati olivi di Pescia sono l’elemento che prima di ogni altra cosa ci colpisce: il loro argento scende dalle vette dei colli ed entra fino dentro i giardini delle case, a testimonianza dello stretto legame tra la campagna e il nucleo urbano. Oggi agli olivi si accompagna il vivaismo, fonte primaria della moderna economia cittadina, con serre di fiori e piante che appaiono più in basso verso la pianura, spesso incastonate fra le case.
Tutt’oggi Pescia fonda la sua economia sui vivai di olivi, di agrumi, di piante da appartamento e sulla produzione dei fiori recisi che esporta con successo in tutto il mondo, non a caso nella nostra città è presente il 2° mercato italiano, per importanza, per la commercializzazione dei fiori: il Comicent 06.